Cambiare sito: è davvero il caso? / Parte 1

Cambiare sito: è davvero il caso? / Parte 1 150 150 Paolo Niccolò Giubelli

Spesso la costruzione di un sito è un processo complicato e a volte anche lungo. Si toccano tutte le corde dell’azienda: il reparto marketing, la dirigenza, le esigenze di immagine, la conta del personale interno che dovrà gestirne i contenuti, il SEO, ecc. ecc. Non c’è da stupirsi se alcune aziende impiegano letteralmente anni per arrivare al traguardo.

La cosa che invece sorprende è la leggerezza con cui spesso le aziende affrontano l’evoluzione del sito stesso: anziché curarlo costantemente e rifinirlo come una piantina, lo gettano letteralmente via dopo pochi anni per costruirne uno completamente nuovo.

Non contano le ore perse per decidere il layout, né tantomeno quello che dicono i dati sull’utilizzo del sito: se lo si vuole, si getta tutto all’aria senza capire che in questo modo tutto il lavoro svolto in precedenza è praticamente perso. Il paradosso è che nell’era dove tutto sembra correre veloce è invece molto importante fare tesoro dell’esperienza e del pregresso.

Sarà capitato a tutti in riunione di discutere anche animatamente sulla previsione dell’esito di una certa scelta. Quello che invece si fa troppo poco è misurare a posteriori quello che davvero è avvenuto. Progettando un sito web, ad esempio, si può immaginare che la scelta della n-esima lingua sarà strategica e probabilmente ci saranno alcune persone a favore e altre contro. Se si decide di investire qualche soldo per aggiungere quella lingua al sito ma poi non si prova nemmeno a misurare il trend di visitatori di quella lingua, a quale scopo si è dibattuto?

La misurazione dei risultati del sito attuale dovrebbe essere un’attività costante in un’azienda e per di più è anche un compito molto stimolante e utile!

Torniamo al nostro esempio: chi magari era contrario all’aggiunta della lingua, di fronte ad un dato che mostra invece un flusso di nuovi visitatori interessati che parlano quell’idioma, probabilmente cambieranno idea e saranno i primi sostenitori ad un aumento del budget per creare contenuti ad-hoc per loro. Inoltre tutti i partecipanti all’analisi avranno ben chiaro che in quel mercato l’azienda ha un potenziale che prima una parte ignorava.

Se l’azienda dell’esempio non avesse fatto l’analisi, si sarebbe ritrovata dopo un po’ in una riunione uguale alle precedenti con alcune persone a favore dell’inserimento di una lingua e altre contrarie, senza alcun dato a supporto.

Per questo motivo prima di immaginare un sito nuovo, è meglio partire dai punti di forza e di debolezza di quello vecchio.

Paolo Niccolò Giubelli

Nato nel 1983 lavora e vive a Ferrara presso ITestense. Si è da sempre occupato di informatica ed ha ottenuto la laurea specialistica in Ingegneria Informatica presso l'Università di Ferrara. In particolare è appassionato di sicurezza informatica, programmazione e analisi dei dati. Co-autore del blog italiano di fotografia "L'Occhio Del Fotografo".

Tutti gli articoli di: Paolo Niccolò Giubelli

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