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Giugno 2018

Quando il sito web diventa un parto

Quando il sito web diventa un parto 150 150 Paolo Niccolò Giubelli Paolo Niccolò Giubelli

Realizzare un sito web è un’attività che prevede l’instaurazione di un rapporto profondo col Cliente ed è un compito complesso. Non si tratta solo di stendere dei contenuti e metterli online, ma serve una prototipazione grafica, spesso in più fasi, un’analisi delle funzionalità, l’adesione al brand manual, il focus continuo sugli obiettivi, la cura per la SEO e così via.

Tutto questo sicuramente comporta tempo, perché lavorare in modo professionale significa anche avere modo di ragionare, discutere e confrontarsi.

Il tempo però può essere usato bene o male ed è straordinario osservare come i siti di maggior successo che abbiamo realizzato siano stati sempre quelli “partoriti” in (relativamente) breve tempo. Il motivo? Provo a spiegarlo con la metafora della donna incinta: una gravidanza dura circa 9 mesi, il tempo necessario affinché gli organi del corpo si formino e il bambino sia capace di cavarsela da solo. Una volta nato potrà solo negli anni successivi diventare perfetto: crescere, studiare, imparare, diventare adulto, esplorare il mondo e così via. È pensabile che tutto questo avvenga nella pancia della mamma? Direi proprio di no, ma attenzione: non è solo una questione “biologica” ma anche sociale, perché non si può diventare adulti restando chiusi e soli nella pancia della mamma. Bisogna aprirsi al mondo.

Ecco perchè i siti di maggior successo sono quelli che sono stati concepiti e realizzati in un tempo non lungo: perché è indispensabile uscire sul mercato con un sito bello e funzionale, ma è altrettanto vero che la perfezione si può raggiungere solo con il miglioramento continuo, che si basa per definizione sulla raccolta dei dati (es. quanto è facile o difficile navigare sul sito per il Cliente) e l’implementazione delle migliorie. Spendere troppo tempo a discutere di un dettaglio grafico e magari tralasciare gli aspetti di esperienza utente è un errore enorme alla prova dei fatti, e si perde di vista un fatto fondamentale: un sito web non è una brochure che una volta stampata resta uguale, ma è uno strumento da far evolvere continuamente.

Hosting e SEO: un rapporto delicato

Hosting e SEO: un rapporto delicato 150 150 Paolo Niccolò Giubelli Paolo Niccolò Giubelli

Quando si sceglie il piano di hosting del sito basandosi esclusivamente sul prezzo o su altre legittime convenienze si rischia spesso di non pensare a quali saranno gli effetti sul posizionamento del sito su Google.

Nessuno può conoscere i fattori che determinano un miglior o peggior posizionamento, ma dalle linee guida e dal reverse engineering svolto dai vari SEO specialist nel mondo, alcune cose sono emerse.

Prestazioni

Non c’è niente da fare: un sito lento non è piacevole da navigare. Google misura sicuramente il tempo di attesa per caricare il sito, ma anche se non penalizzasse questo fattore in modo diretto, potrebbe dedurlo dai tassi di abbandono e dai tempi di caricamento sui browser degli utenti. Insomma, se si vuole primeggiare su Google, bisogna avere un piano di hosting veloce. A volte la colpa della lentezza non è dell’hosting, ma dell’applicazione web, in tal caso bisogna approfondire.

Hosting Ferrara

Posizione geografica

Questo punto è un corollario del precedente: se il mio mercato è esclusivamente americano, ha più senso posizionare il server negli USA per ridurre i tempi di comunicazione. Il problema si pone soprattutto quando si devono attraversare migliaia di chilometri, mentre restando all’interno del proprio continente spesso la situazione è più gestibile. Ovviamente se il server è collegato a reti molto veloci ma è più lontano, può essere vantaggioso rispetto ad un server più vicino ospitato presso un provider dotato di infrastrutture più scarse.

Se il target dovesse essere tutto il mondo, ci si può affidare alle cosiddette CDN, reti di distribuzione globali che replicano i contenuti del tuo sito nel mondo per fare sì che tutti possano usufruirne alla giusta velocità.

Affidabilità

Chi offre hosting ha investito a sufficienza in ridondanza e in sicurezza dei propri datacentre? Tutti ricordano di un grosso incendio che paralizzò tanti anni fa uno dei più grossi provider italiani. Anche a livello locale, però, ricordo un caso in cui il gestore non aveva acquistato una linea dati di backup. Risultato? Per colpa di una ruspa che aveva tranciato una fibra ottica, alcuni siti del territorio furono oscurati per ore. La relazione col SEO è semplice: se un sito è ripetutamente down, Google lo penalizza direttamente o indirettamente. Certo, nel caso di un ecommerce questo può non essere il problema più grave.

Insomma già da queste semplici 3 riflessioni dovrebbe essere chiaro che la scelta dell’hosting in certi casi è davvero cruciale e non andrebbe liquidata in pochi secondi. Ci sono altri punti da valutare, quali la scalabilità, la gamma di soluzioni offerte, ecc. ma qui ci siamo soffermati solo sulle cose più semplici. Se sei interessato ad approfondire per migliorare la tua soluzione di hosting attuale, contattaci ora!

È tempo o no di migrare ad HTTPS?

È tempo o no di migrare ad HTTPS? 150 150 Paolo Niccolò Giubelli Paolo Niccolò Giubelli

Tanti anni fa gli indirizzi dei siti web venivano spesso pubblicizzati in modo completo, per cui si vedeva spesso la scritta “http://www.nomedelsito.it“. L’inizio di questa scritta, cioè la dicitura “http://” indica proprio il fatto che si parla di siti web, in quanto essa indica il protocollo di comunicazione con cui i nostri computer chiedono di scaricare le pagine dei siti e non, ad esempio, un messaggio di posta elettronica.

Nel tempo però si è persa questa abitudine, perché tutti gli indirizzi dei siti web iniziavano con http:// e dunque per brevità si è iniziato a riportare solo la scritta “www.nomedelsito.it” e successivamente anche “nomedelsito.it“.

Negli ultimi anni c’è stata però la migrazione di milioni e milioni di siti al protocollo HTTPS, dove la “s” finale sta per “sicurezza”. Tale protocollo funziona esattamente come il vecchio HTTP, con la differenza che la trasmissione dei dati tra il computer e il sito è totalmente cifrata e dunque non è possibile intercettare le informazioni che ad esempio l’utente inserisce sul sito o quelle trasmesse indietro all’utente.

Facciamo un esempio: se nel tuo sito aziendale c’è un accesso con nome utente e password e l’indirizzo del tuo sito inizia ancora con “http://” e non “https://” allora sarà relativamente facile per chi si inserisce nella rete intercettare le credenziali. Che cosa succederebbe se qualcuno venisse a conoscenza delle credenziali di un tuo cliente o delle tue credenziali amministrative?

Per questo motivo vari consorzi che operano nel mondo del web stanno spingendo per una migrazione di massa di tutti i siti verso https. Ad esempio, in questi ultimi mesi e nei prossimi, i browser (es. Google Chrome, Firefox, Safari…) con cui navighiamo sui siti stanno diventando gradualmente più “minacciosi”, nel senso che se navighiamo su un sito web senza https essi ci avvisano con scritte sempre più invadenti.

Messaggio di Safari "Sito web non sicuro"

Ecco che cosa mostra Safari quando si compila un form su un sito senza https.

È consigliabile quindi, se non lo si è già fatto, iniziare a valutare il passaggio ad https. Magari il nostro sito non conterrà i segreti della CIA, ma questi messaggi “intimidatori” su un nostro visitatore rischiano di essere un brutto biglietto da visita. Inoltre la direzione è chiara: l’http verrà sempre più disincentivato. L’uso di HTTPS è poi assolutamente raccomandato, già da anni, nel caso in cui sul sito vengano raccolti o visualizzati dati personali o sensibili.

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