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E-commerce: 2 fattori su cui fare qualche ragionamento

E-commerce: 2 fattori su cui fare qualche ragionamento 150 150 Paolo Niccolò Giubelli Paolo Niccolò Giubelli

Come ho avuto modo di dire in un mio recente intervento ad un incontro con le imprese alla Confcommercio di Reggio Emilia, riflettendo sugli ultimi trend emergenti nel mondo dell’ecommerce, è evidente che sempre di più si confermano due trend:

  1. I grandi player della vendita online stanno investendo molti miliardi nei negozi fisici; evidentemente l’esperienza fisica ha ancora un valore
  2. Molti sforzi sono concentrati sulla profilazione degli utenti e la costruzione di ambienti digitali su misura per lui

Il primo punto è una buona notizia soprattutto per i commercianti. Che stiano valutando l’adozione di piattaforme e-commerce o l’ingresso nei marketplace, dovrebbero ripartire dal loro punto di forza acquisito: il negozio brick and mortar.

Il secondo punto è rivolto a tutti: raccogliere e profilare i gusti degli utenti per offrire loro sempre un’esperienza unica. Sempre nel rispetto del GDPR e, da parte degli utenti stessi, con la consapevolezza delle proprie azioni.

Come possono i commercianti sfruttare al meglio le nuove tecnologie?

Per i commercianti, e non solo, tutto questo significa smettere di inviare DEM broadcast (cioè a tutti i propri contatti indiscriminatamente), senza nemmeno differenziare il messaggio sulla base dei dati a disposizione. Significa però anche valutare la creazione di aree private sui propri siti che siano auto-personalizzate e quindi che si adattino agli usi e alle preferenze degli utenti stessi.

Aldilà di vendere o meno sul proprio sito, il web si sta trasformando in un ambiente più personale e meno standardizzato. Il paradosso? Le piccole realtà commerciali, che rischiano di restare indietro per mancato interesse o volontà di investire, potranno risultare più “standard” rispetto alle grandi piattaforme e questo sarebbe un peccato.

Bisogna dunque aprire un e-commerce?

Non è detto, ogni caso è particolare e va valutato. Noi non siamo mai stati coloro che hanno suggerito di investire decine di migliaia di euro in soluzioni e-commerce solo perché “è di moda”. Un e-commerce è un business duro, difficile e che richiede organizzazione e risorse. Sicuramente un modesto investimento per dotare il proprio sito della possibilità di ordinare i prodotti online e ritirarli in negozio nel 2018 può essere una bella strategia “local”, capace di portare comunque le persone in negozio, risparmiare sui costi di spedizione (in certi casi essendo competitivi con Amazon Prime) e dare un servizio al cliente arricchito dal rapporto umano.

Perché un negozio deve investire risorse sul digital?

Per un motivo esattamente analogo a quello per cui un negozio deve avere le vetrine: deve essere visibile dove la gente trascorre il suo tempo. Oggi si passa sul web un numero di ore molto grande, e non esserci significa “oscurare” una vetrina che sta diventando sempre più importante.

Da dove iniziare?

Se sei interessato a questo argomento, puoi trovare sicuramente molti libri e risorse online che ti possono aiutare. Per esempio se sei interessato a vendere su un marketplace come Amazon, ti suggerisco il libro di Eleonora Calvi Parisetti “Vendere su Amazon”.

In ogni caso può esserti di aiuto parlare con un consulente e se vuoi puoi contattarci a questo link per parlare con noi.

Il GDPR farà bene al Direct Email Marketing (se verrà applicato)

Il GDPR farà bene al Direct Email Marketing (se verrà applicato) 150 150 Paolo Niccolò Giubelli Paolo Niccolò Giubelli

Dopo la fatidica data del 25 maggio il mondo del Direct Email Marketing ne esce come un paziente a cui è stata somministrata una cura da cavallo. Una marea di persone ne ha approfittato per disiscriversi da tutte le mailing list cui non è più interessato e le aziende hanno perso una discreta percentuale dei contatti. È una cattiva notizia? Probabilmente no, ma molti non lo capiranno.

Il punto è che una percentuale enorme di aziende ha abusato della posta elettronica come strumento di comunicazione. Per essere più precisi: ha abusato dell’unico strumento di comunicazione di cui ha ancora un certo controllo. Si badi bene: in questo ragionamento non considero le aziende sciatte che fanno uso di indirizzari ottenuti illegalmente e che non hanno alcun rispetto per la legge e per i propri clienti; queste aziende – sarebbe un bene per tutti – dovrebbero semplicemente essere multate, perché causano danno anche a chi usa questi strumenti con criterio. Qui si parla di chi ha operato nei confini della legalità e che oggi si vede in piena emorragia di contatti.

Il post-GDPR: una opportunità.

Il rateo di apertura delle comunicazioni via e-mail, soprattutto in ambito B2B ormai è assai più grande della percentuale di visualizzazione dei post organici sui social, per via dei famosi algoritmi. Non solo: dal nostro osservatorio privilegiato, questo divario si sta addirittura allargando a svantaggio dei social network, che sono sempre più concentrati sulla monetizzazione diretta.

Quanto è utile un iscritto alla nostra mailing list a cui non importa niente di noi? Quanto danneggiamo la nostra immagine nei suoi confronti, continuando a bersagliarlo? Quanto siamo stati bravi a segmentare i nostri indirizzari e a fare in modo che i nostri prospect ricevano sempre comunicazioni gradite? Da queste domande bisogna ripartire per il post-GDPR, cercando di cogliere l’opportunità di uno strumento che potrebbe tornare ad essere rilevante ed efficace, se meno inflazionato.

Dopo un bel dimagrimento degli indirizzari, cerchiamo di tenerci in forma.

AdWords per le aziende: un rapporto da chiarire

AdWords per le aziende: un rapporto da chiarire 150 150 Paolo Niccolò Giubelli Paolo Niccolò Giubelli

Ormai Google è un contenitore di pubblicità globale che riesce ad intercettare la domanda delle più grandi aziende così come del ristorantino all’angolo. Parte del successo è sicuramente data proprio dalla sua dimensione globale, che consente di creare spazi pubblicitari pressoché infiniti di fatto generati dagli stessi consumatori con le loro ricerche e le loro visite ai siti web ma (quasi) sempre pertinenti. In altre parole: sempre più difficilmente ad un uomo capiterà di vedere pubblicità di scarpe da donna come avviene ancora in TV.

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